devo dire che sto bene, un pò come faccio le mille scale che ci sono tra un piano e l’altro in casa mia, mi tirano i polpacci.. ma è sopportabile. Il mio Lui si lamenta invece, mi dispiace, saranno state le scarpe? Sarà la mia vendetta perché ieri ero io quella con la lingua fuori che piangeva abbracciando i pini sul sentiero? dai si fa per scherzare. Tanto chi lo legge l’articolo di oggi se non tu. Grazie ❤
Parlavo delle 8.00 di sera, perché forse è uno dei momenti della giornata in cui sono più attiva: la pappa ai gatti, pulire la lettiera, pulire le scale dai mazzi di peli svolazzanti, porta giù l’immondezza del giorno e innaffiare le piante. Un applauso al basilico che tiene duro e combatte questo caldo asfissiante!
E’ quasi ora di prepararsi per uscire anche! Oggi alle 21.45 nella piazzetta del paese ci sarà la proiezione di un documentario interessante Funtaneris, sulle strade dell’acqua. Domani scriverò la mia recensione al riguardo…uuh quanto mi sta piacendo questa cosa.
Invece tornando al discorso di ieri della mia passione per il design, l’architettura e l’arredamento d’interni, volevo raccontare di qualche progettino che ho in mente. Trovo divertente pensare che adesso queste cose le faccio davvero e quando ero ragazzina passavo il tempo con le mie cugine a fare schizzi dei nostri appartamenti, interi pomeriggi a fare i progettini di come sarebbe stato il nostro appartamento da grandi..parlo di appartamento perché ce lo immaginavamo proprio come quelli delle serie tv che seguivamo.
L’altra sera mi sono recata dalla mia dottoressa, uno dei miei terrori più grandi. L’attesa lì dal dottore, e la visita dal dottore in sè. Una volta dentro cerco di sfogliare una rivista di medicine del 2001, per non farmi vedere troppo, e subito un: <<e tu figlia di chi sei?>> mi fa quasi cadere dalla sedia. In lingua madre e urlando irritata spiego le mie origini, ovviamente sono e resterò sempre una straniera, inizio a fare delle smorfie che Fleabag spostati proprio (è una serie di Amazon Prime, inglesissima, irriverente con tanto di attrice protagonista cazzutissima e sexy da morire) e finalmente tocca a me. Dopo aver visionato il mio albero genealogico, il mio certificato di nascita e il mo permesso di soggiorno (sono un pò scura di carnagione, e la dottoressa non è neanche di paese ma tanto siamo tutti qui in questo mondo per giudicare e rompere al prossimo) si appropinqua a palpeggiarmi il dito che mi fa male. Ho un bozzetto, quasi come una pallina, all’interno dell’anulare sinistro proprio alla base del dito. Cisti tendinea: come lo vuole il Dicloreum in pastiglie, in polvere, supposte da mille, gel, oppure anche per aerosol o gas. Vada in farmacia si faccia sto salasso e poi torni terminata la cura che prenotiamo l’ortopedico (sorrido, avrei perso la sera prima al bar se avessi scommesso..mi sono divertita a chiedere diagnosi ai presenti, avrei perso).
Attraverso la strada uscita dall’ambulatorio entro al bar e mi prendo un tè freddo con annessa cannuccia (peraltro offerta da un bicchiere polveroso colmo di altre cannucce tutte tassativamente senza l’involucro di carta monouso..le avrei dovuto chiedere anche un o stecchino tanto per ridere un pochino..bleah) e un paio di riviste, Marie Claire, Marie Claire Maison, Cose di Casa e uno sui fiori e i giardini.
Tornata a casa sull’ingressino mi sono appoggiata sulla panca che abbiamo vicino alla scarpiera, e ho iniziato a sfogliare. E’ una panca di legno, semplice, un po’ dura. Sono entrata a prendere un cuscino di quelli da sedia, con l’antiscivolo sotto (uno dei mie nuovi acquisti trovato in qualche discount), ho poggiato il té, il telefono e le sigarette su uno degli sgabelli lì vicino. E forse è stato lì, che mi sono guardata intorno, c’era la porta finestra del balconcino aperta, con la tenda rossa chiara che svolazzava, un venticello fresco. Era davvero così piacevole, che ho pensato di trasformarlo nel mio angolino da lettura. In inverno ci sarà un pò di freddino con la tromba delle scale sulla schiena. Ma l’importante è che sia arredato in modo da sentirti comoda, e nel tuo posto.
Quindi mi è venuta l’idea di cercare qualche carta da parati da mettere sulla parete dove poggia la panca, di appendere qualcosa (come uno specchio dorato, con annessa ananas dorata e un piccolo pensiletto sempre in oro, abbastanza roccocò da dire che non sono sicura di quello che sto facendo) e di dipingere la parete dove c’è la porta finestra di un bel blu.
Il resto della casa non ha uno stile ben preciso. I lampadari e la cappa della cucina, fatte dal mio compagno, in stile industrial economico e moderno, sono pezzi unici in tutti i sensi. Abbiamo qualche pezzo vintage. quel vintage vero, oggetti vecchi risistemati, che utilizziamo tutti i giorni. La nostra cucina economica Sideros laccata di bianco ci riscalda d’inverno e ci aiuta a risparmiare sulla bolletta. La adoriamo.
Anche la scrivania da dove sto scrivendo adesso, è un vecchio carrello per la tv, con ripiani nuovi rivestiti, e la lampada da terra con la sua bowl arancione fluo anni ’70 che spicca sulle pareti tinte di grigio. Un grigio moderno, tendente al blu chiaro direi, talmente particolare da definire irripetibile visto che è stato creato mischiando quantità di colori impossibili da ricordare. Quando arriverà il momento di tinteggiare di nuovo piangerò.
Dico la verità. Questo articolo l’ho dovuto scrivere quasi tutto completamente da capo, poiché la connessione mi ingannò. Non assomiglia per niente (nun me sumighia pe’ niente cit.) a quello che era prima.


le prime tre in alto sono le carte da parati e poster che avevo il mente di usare. le due immagini in basso sono prese dal volantino della lidl di questo mese. le troverò ancora queste cose? stay tuned, sunday is coming.





